Il femminicidio non è un raptus, pubblicato da Editrice ZONA, non vuole aggiungere rumore alla cronaca, non vuole alimentare rabbia e dolore o rivangare fatti. L’intenzione delle pagine è chiara, sin dalle prime righe. È nella possibilità di riconoscere i segnali, di ricalibrare le relazioni e di agire prima che il dramma si consumi.

Non si tratta di chiedersi “Perché l’ha uccisa?”, ma di farci domande scomode: “Cosa non abbiamo capito? Cosa non abbiamo visto? Cosa possiamo fare?”, (ognuno conosce il proprio ambito) per prevenire e proteggerci dal fenomeno del femminicidio, in seno alle relazioni.

Il libro, scevro di sensazionalismi, serve per calibrare la propria responsabilità relazionale, con strumenti concreti e riflessioni sincere.

Non parlo soltanto da scrittrice. Parlo da persona che ha cercato e trovato chiavi di lettura fondamentali per illuminare le ombre delle relazioni, sia umane, sia professionali.

Ci tengo a sottolineare che il libro non cerca facili emozioni, non punta sul dramma o su dettagli cruenti per scioccare il lettore.

Si concentra su quello che accade, prima, molto prima. Va ad analizzare la genesi della relazione. Offre analisi, riflessione e strumenti concreti, in tono rigoroso e scientifico.

Nelle relazioni può capitare di essere “porto sicuro” per gli altri. Ciò significa essere presenza, orientamento, essere un punto fermo. Non implica, però, l’essere responsabile o colpevole delle scelte altrui o sostituirsi alla volontà dell’altro nel tracciare la propria rotta.

Essere porto sicuro non vuol dire essere “mare”. I porti e gli attracchi sono innumerevoli, mentre il mare resta vasto e libero. Ognuno può attraversarlo secondo il proprio vento. Ognuno è libero di affrontare le proprie tempeste e scegliere le rotte, senza che il peso della navigazione ricada sul punto da dove è partito.

Le relazioni vanno osservate; dobbiamo imparare a riconoscerle e a decodificare comportamenti spesso incomprensibili

Come recita l’esergo del nostro libro, che è una citazione di Francesco Alberoni, tratta dal saggio: Ti amo, nell’innamoramento – seppur ci sia una tensione alla fusione – “ognuno conserva la propria libertà e la propria inconfondibile specificità. Nell’amore, infatti” scrive il Professore “non dobbiamo limitarci ma espanderci, non dobbiamo rinunciare alla nostra essenza ma realizzarla, non dobbiamo tarpare le nostre possibilità, ma portarle a compimento. La persona amata ci interessa perché è assolutamente diversa, inconfrontabile. E tale deve restare, splendente e sovranamente libera“.

Leggere Francesco Alberoni è salvifico per chi vuole calibrare le relazioni, i legami, i processi amorosi e i movimenti collettivi, anche quelli a due.

Nel libro offriamo le Verifiche di Livello, con un capitolo dedicato alla pratica quotidiana per:

  • intervenire prima che la relazione degeneri
  • intervenire prima del Collasso Identitario Relazionale (CIR)
  • cogliere i segnali di abuso, manipolazione o possesso
  • agire in modo autorevole senza lasciare che la relazioni ci annulli

Il libro sul femminicidio vuole essere uno strumento vivo, da usare nel quotidiano, quando tutto è ancora ricalibrabile, quando possiamo ancora fare la differenza.

Perdere senza distruggere, lasciar andare senza collassare

Il libro non è un manuale di accusa, ma un invito a osservare, riflettere e a scegliere, ogni giorno, come vivere le relazioni.

FAQ: Cosa sono le Verifiche di Livello

Le Verifiche di Livello, inserite in un capitolo dedicato, sono strumenti pratici pensati per valutare il proprio equilibrio relazionale. Non sono dei test ma sono l’occasione per comprendere, dove siamo oggi, all’interno della nostra relazione e se ci sono aree che richiedono attenzione.

Porta le relazioni al centro

Non aspettare la crisi! Scopri strumenti concreti per riconoscere segnali, comprendere dinamiche disfunzionali e intervenire quando le scelte sono ancora possibili.

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